Si racconta che a Martina Franca quando l’inverno arrivava si faceva sentire e non bastava una semplice giacca per ripararsi dal freddo. Si racconta che dalla lana nera si riuscisse a tessere un cappotto così caldo e impermeabile che bastava un tocco per far scendere tutta la neve. Il capano, o come lo chiamano da queste parti capen, è un giaccone molto pesante, tessuto in lana fuori e dentro di tartan, un po’ più lungo della giacca ma più corto di un cappotto. A Martina Franca la presenza di diversi allevamenti di capre, a pelo lungo, favoriva la tessitura “tessuta a lard”.

Sul volume stampato nel 1990 da Edizioni Nuove Proposte, dal titolo “Le Confezioni a Martina Franca tra artigianato – industria e commercio dalle origini alla svolta degli anni ‘70”, l’autrice Maria Ancona fa un passaggio proprio sui capani, raccontando di come dalla lana tessuta in casa, che poi diventava “vunnedde”, che in italiano può tradursi in “orbace”, un tessuto tipico della Sardegna, reso impermeabile da un processo di follatura della lana.

I martinesi producevano oltre il “capano”, la “cappa”, un ampio mantello. Nel volume del 1990 si descrive la cappa come “un ampio mantello che avvolgeva soprattutto i proprietari di traini, durante i loro viaggi lungo le strade polverose dei nostri tratturi”.

Se il “capano” era per i ricchi, i quali potevano scegliere anche di avere il collo in pelliccia, la cappa era considerato un indumento per il popolo.

Rimane, di queste antiche tradizioni, la tendenza tipicamente di questi territori di non accontentarsi nello scegliere un vestito oppure un altro. Abituati ai buoni prodotti, fatti in casa, o artigianalmente, questo gusto nella scelta è rimasto tuttora.

Cappe e capani ultima modifica: 2014-04-02T07:09:32+00:00 da Ancona Group